Rinoplastica secondaria

La rinoplastica secondaria rappresenta una sfida impegnativa sia per il chirurgo plastico, sia per il paziente. Infatti se la rinoplastica ha componenti psicologici ed identificativi importanti, quella secondaria le amplifica enormemente.
Nella valutazione preoperatoria occorre tener conto di vari aspetti che schematicamente possiamo elencare:

Difficoltà respiratorie
E’ molto frequente che una rinoplastica che non è riuscita perfettamente può dare problemi respiratori: questi possono essere causati da cicatrici interne (sinechie), oppure da una non completa correzione del setto o dei turbinati nel precedente intervento o più frequentemente da un deficit dinamico respiratorio per una eccessiva riduzione di alcuni elementi cartilaginei .

Alterazioni cicatriziali
Reazioni cicatriziali indesiderate si possono avere in tutte le zone ,ma specialmente nelle aree dove il chirurgo ha portato ad una riduzione delle strutture osteocatilagine, dove cioè si viene a creare una “spazio morto” sul quale la cute del naso si deve adagiare. In queste aree si possono formare depositi di fibrosi che possono vanificare il risultato estetico. Ecco perché si consiglia di massaggiare frequentemente il naso dopo un intervento, proprio nell’ottica di permettere alla cute del naso di riadattarsi rapidamente alla nuova architettura della piramide nasale.

Ipocorrezioni
E’ la situazione conseguente ad una incompleta rimozione degli eccesso osteocartilaginei da correggere. Questa è forse la situazione più semplice

Ipercorrezioni
Questa è invece la situazione dove il chirurgo del primo intervento ha esagerato nella rimozione di elementi osteocartilaginei con conseguente in estetismo e spesso deficit funzionali

Asimmetrie
Sono conseguenti ad un comportamento chirurgico che non è stato eseguito in modo simmetrico, ma anche a situazioni legati alle scheletro facciale che spesso non è perfettamente simmetrico. Occorre ricordare che la piramide nasale è posta su un piano osseo rappresentato dalle ossa della faccia che non sempre sono perfettamente simmetriche e quindi possono sorreggere gli elementi anatomici del naso su una base inclinata e non piatta creando asimmetrie non correggibili.
Infine ricordiamo che le cartilagini hanno una “memoria” ossia tendono a riproporre la curvatura che hanno a volte anche dopo un adeguato trattamento chirurgico

Appare quindi evidente che prima di impegnarsi in una rinoplastica secondarie occorre un attenta diagnosi basata sull’osservazione, la palpazione , l’osservazione dinamica (inspirare profondamente con il naso), la rinoscopia anteriore e/o fibroscopica ed infine una TAC dei seni paranasali in proiezione assiale e coronale. Quando si hanno tutti questi elementi si può pianificare l’intervento correttivo che non sempre sarà complesso e invasivo, ma può essere anche molto conservativo e mirato a correggere il difetto.
Più spesso si dovrà ricorrere ad una rinoplastica aperta (ossia con un incisione cutanea a livello della “columella” ossia la cute che separa le due narici) con l’impiego di innesti di cartilagine che prenderemo da setto nasale o in alternativa dal padiglione auricolare (senza lasciare evidenti cicatrici!). Credo che questa tecnica sia la più indicata quando occorre correggere alterazioni importanti.
I tempi di recupero saranno quelli di una rinoplastica primaria, ma l’edema post operatorio sarà con ogni probabilità più lungo da smaltire.
Particolare attenzione dovrà essere posta alla scelta di quando intervenire. Occorre aspettare un adeguato periodo di tempo tra un intervento e la sua revisione, sia per valutare appieno gli esiti, sia per permettere una completa guarigione e stabilizzazione dei processi cicatriziali. Generalmente tale periodo è di un anno almeno

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